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13.5.26

ANCHE L’INDIFFERENZA E’ RAZZISMO ? secondo me si ed è peggio . Bakari Sako, 35 anni, il brac­ciante ucciso a colpi di cac­cia­vite, da una baby gang a Taranto aveva cer­cato di rifu­giarsi in un bar. Ma era stato cac­ciato fuori.

 Certe  volte discorsi  e scritti  lunghisono inutili  davanti a tragedie del genere . Quindi mi limito alla. frase del titolo  ed a riportare senza ulteriore commenti  la notizia   sia il post  di Lorenzo Tosa

Ogni ora che passa emergono particolari sempre più sconvolgenti sulla morte di Bakari Sako, il 35enne maliano ucciso sabato all’alba a Taranto mentre stava per andare al lavoro nei campi.
Non solo si trattava di una gang di giovani italianissimi, tra i 15 e i 16 anni, che lo hanno ammazzato a sangue freddo, senza alcun motivo se non il puro e semplice razzismo - con metodi - raccontano - “da arancia meccanica”. Ma è venuto fuori che Bakari, al momento dell’aggressione, ha provato a rifugiarsi in un bar nel tentativo disperato di sfuggire alle violenze del branco.E invece di essere accolto, soccorso e aiutato, il titolare del bar lo avrebbe invitato a uscire fuori senza neppure avvertire la polizia, come ha raccontato la procuratrice capo di Taranto Eugenia Pontassuglia che sta seguendo il caso. Se lo avesse fatto, forse oggi Bakari sarebbe ancora vivo.E invece è stato trascinato fuori in una pozza di sangue, massacrato dai suoi assassini e finito con un oggetto appuntito conficcato nell’addome.Condivido le parole della procuratrice, che coglie esattamente il punto:ell'ora scorrazzavano per la città alla ricerca della persona da colpire. E la persona da colpire è la persona 


vulnerabile, è la persona indifesa, è la persona che nel caso specifico viene individuata nella persona nera. Non ci sono decreti sicurezza che tengano, non servono solo pene più severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti”.Non solo. Tutto questo non viene dal nulla; è il frutto avvelenato di anni di campagne violentissime nei confronti dei migranti, dei neri, degli stranieri.E non ve la caverete con l’ipocrisia e le lacrime di coccodrillo. Troppo comodo. Troppo tardi.Che Bakari diventi un esempio e un emblema perché non riaccada più. Non così. Che cambi tutto. Verità e giustizia per Bakari. Fino in fondo.

e dal corriere della sera.

Bakari Sako, 35 anni, il brac­ciante ucciso a colpi di cac­cia­vite, da una baby gang a Taranto aveva cer­cato di rifu­giarsi in un bar. Ma era stato cac­ciato fuori. Un 15enne con­fessa l’omi­ci­dio.

Sako Bakari [  foto sotto al centro  ] il 35enne ori­gi­na­rio del Mali morto all’alba di sabato scorso a Taranto sotto i colpi sfer­rati con un col­tello a ser­ra­ma­nico da un ragazzo che com­pirà 16 anni tra pochi giorni, è stato ucciso senza un movente. Per sfug­gire al suo destino, aveva pro­vato a tro­vare riparo in un bar. Ma il tito­lare l’ha subito invi­tato a uscire, lascian­dolo nelle mani dei suoi assas­sini.Il per­ché di tanta vio­lenza potrebbe emer­gere dagli inter­ro­ga­tori di con­va­lida del fermo dei cin­que inda­gati che si faranno tra domani e venerdì. Per ora i magi­strati non rie­scono a con­te­stare, oltre all’omi­ci­dio, l’aggra­vante di odio raz­ziale, ma non è escluso che possa acca­dere visto che, una quin­di­cina di minuti prima, il gruppo aveva inti­mi­dito un’altra per­sona di ori­gine    che peda­lava negli stessi vicoli: supe­ran­dola con lo scoo­ter, l’ave­vano stretta lungo il muro insul­tan­dola. Per ora reg­gono sol­tanto i futili motivi che ser­vono a deli­neare il con­te­sto «amo­rale» nel quale è avve­nuto l’omi­ci­dio. Nel gruppo dei cin­que inda­gati c’è un 21enne. Ma ne fanno parte anche quat­tro mino­renni, due di 16 e due di 17 anni, che hanno evaso l’obbligo sco­la­stico e appar­ten­gono a fami­glie con pro­fondi disagi. Il loro com­por­ta­mento abi­tuale e la loro estrema aggres­si­vità «è espres­sione di vacuità morale, assenza di rispetto per gli altri e per la vita stessa». Su que­sti temi le pro­cu­ra­trici Daniela Puti­gnano (Minori) ed Euge­nia Pon­tas­su­glia (Ordi­na­ria) hanno fatto alcune con­si­de­ra­zioni con­di­vise peral­tro dalla gran parte dell’opi­nione pub­blica locale. Rifles­sioni che pur­troppo tro­vano una con­ferma nel com­por­ta­mento del tito­lare del bar nel quale s’era rifu­giata la vit­tima nel ten­ta­tivo di sfug­gire all’aggres­sione. «Non ha chia­mato le forze dell’ordine, ma ha pre­fe­rito girarsi dall’altra parte e invi­tare Sako ad andar­sene fuori», spie­gano le pro­cu­ra­trici. Lo ha pra­ti­ca­mente ricon­se­gnato ai suoi car­ne­fici. Il più pic­colo ha con­fes­sato: «L’ho col­pito io». E ha fatto ritro­vare in una siepe vicino a casa sua l’arma del delitto. Le rifles­sioni delle pro­cu­ra­trici tro­vano con­ferma anche in un’altra cir­co­stanza: alcuni post apparsi sui social ieri, post di soli­da­rietà con i fer­mati. Ad esem­pio: «Siamo nati e cre­sciuti insieme. Venuti dal buio, ci siamo creati una figura e una repu­ta­zione sulle nostre spalle. Abbiamo affron­tato la vita da adulti prima del tempo. C’è tempo per recu­pe­rare la vita lunga. Il nostro obiet­tivo è ritro­varci l’uno con l’altro. Il car­cere non ci separa, anzi impa­rate a nuo­tare che fuori gli squali sono tanti». E sotto la firma «Taranto vec­chia». La pro­cu­ra­trice Puti­gnano ha chia­rito che i quat­tro sono incen­su­rati, ma già cono­sciuti dal tri­bu­nale dei minori per «situa­zioni di disa­gio fami­gliare e pro­ble­ma­ti­che edu­ca­tive, situa­zioni inter­cet­tate, ma non curate». Ha aggiunto che «il feno­meno dei gio­va­nis­simi che escono con i col­telli è dila­gante, que­sti sono ragazzi svin­co­lati dal con­trollo delle fami­glie tanto che sono stati in giro tutta la notte». Ha richia­mato quindi l’atten­zione sulla neces­sità di una «nuova gram­ma­tica civile. La repres­sione non è tutto — ha detto — le agen­zie edu­ca­tive devono farsi carico del disa­gio gio­va­nile». Anche la pro­cu­ra­trice Pon­tas­su­glia ha insi­stito 

s

 su que­sto argo­mento: «Si sono scon­trati due mondi: un uomo che alle cin­que del mat­tino va a lavo­rare per man­te­nere la fami­glia, e, di fronte, ragazzi che alle 5 del mat­tino scor­raz­zano per le strade della città armati e alla ricerca di una per­sona da col­pire, in que­sto caso una di colore». Intanto a Taranto sono giunti i parenti della vit­tima e il pre­si­dente della comu­nità maliana in Ita­lia che ieri ha incon­trato i ver­tici di que­stura e pre­fet­tura. Bakari viene descritto come un uomo «timido ed edu­cato», un grande lavo­ra­tore e un gran tifoso del Psg. A casa, in Mali, lo aspet­ta­vano due mogli, entrambe incinte.

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